

Ahi Maria!
Venerdì 27 Novembre 2026
ore 21
Teatro Nuovo Treviglio
Un omaggio teatrale e musicale a Rino Gaetano, un cantautore scomodo e visionario
Con Andrea Mirò, Camilla Barbarito, Laura Frascari, Federica Garavaglia, Francesca Tripaldi, Sofia Weck, Maria Luisa Zaltron
Produzione Teatro Menotti


Uno spettacolo che non è un semplice tributo, ma un atto di vita e di reinvenzione. Un cast interamente al femminile di attrici, cantanti e musiciste dà corpo e voce a Berta, Aida, Gianna, Lucia, Maria, Daniela, Rosita, le figure femminili delle canzoni di Rino Gaetano.
Un cabaret degli anni ’80, uno spazio alternativo attraversato dal pensiero anarchico e visionario di Gaetano. Un luogo di libertà dove si parla di cambiamento, lotta, rabbia, amore e disincanto.
“Ahi Maria” è il titolo di una delle canzoni più note e teatrali di Rino Gaetano.
Un’invocazione grottesca, surreale, poetica. È da lì che nasce questo spettacolo, che non è un concerto, né una biografia, ma un teatro-canzone: un viaggio dissacrante e appassionato tra le sue canzoni e il suo mondo, tra parole e musica, tra costume e visione. Rino Gaetano – calabrese d’origine, romano d’adozione – affonda le sue radici artistiche nel teatro cantina della Roma degli anni ’70, tra sperimentazione, ironia e disobbedienza creativa. Prima ancora che icona musicale, è stato uomo di scena, influenzato da Petrolini, Ionesco, Beckett, Karl Valentin, e da quel filone di autori “scomodi” che hanno saputo raccontare il mondo dal margine, con il sorriso obliquo del grottesco.
“Ahi Maria! Un teatro canzone per Rino Gaetano” è un omaggio alla sua capacità unica di trasformare il disincanto in linguaggio popolare, di entrare nelle case degli italiani con canzoni che sembrano semplici ma sono cariche di senso, sberleffi, utopie e contraddizioni. Brani come “Mio fratello è figlio unico”, “Nuntereggae più”, “Gianna”, “Escluso il cane”, “Sfiorivano le viole” non sono solo canzoni: sono atti teatrali, sketch sociali, paradossi in musica che raccontano un Paese confuso e vivissimo.
Lo spettacolo è pensato come una forma di cabaret teatrale: tra monologhi, canzoni e frammenti di dialogo, per raccontare un tempo che esplodeva di speranze, utopie e nuove identità. È anche un viaggio in un’Italia che voleva cambiare, e che Gaetano raccontava con ironia tagliente e dolcezza disperata.
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